27 ott 2010

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Hello Forty Planet!

Hello Forty Planet!

Forty Planet: il meglio della vita dai quaranta. Tutto quello che c’è da vivere quando il meglio è appena arrivato.

Che li abbiate già compiuti, che non li abbiate ancora o che li abbiate da un pezzo, benvenuti nel Forty Planet, il pianeta della vita che inizia dai quaranta!
Una terra affascinante in cui, senza prevederlo nè rendermene conto, sono entrata una decina di anni fa, e dove piano piano ho visto ribaltarsi tutti i parametri dei miei quarant’anni precedenti.
Niente era più come prima, e guardandomi intorno mi sono accorta che non era così solo per me. Un’epidemia dilagante.
Improvvisamente una nuova curiosità, una voglia irrefrenabile e prepotente di ritrovare se stessi e i propri spazi si fanno largo, tra slanci e bilanci, insieme al desiderio di recuperare quello che abbiamo perso per strada nei primi quarant’anni di corse.
Non so se sia così anche per gli uomini ma certamente lo è per le donne. Dopo anni investiti a costruire il futuro, finalmente il desiderio irrefrenabile di godersi il presente.
Esplode la voglia di dedicarsi attenzioni che non ci siamo mai concesse, di osare là dove non abbiamo mai osato, di scegliere là dove abbiamo sempre preso quel che arrivava. Di condividere là dove si era corso in solitaria.
Dalla famiglia al lavoro, dai figli agli amici, dai doveri ai piaceri, le priorità si sovvertono, gli obiettivi diventano delle sfide e la parola d’ordine è scegliere. Selezionare per regalarsi il meglio. E condividere per essere ciascuna la forza dell’altra.
E Forty Planet è il meglio che vi può capitare se avete voglia di vivere, leggere, scrivere e condividere un pezzo del vostro forty planet con il mio. Di entrare in questo che vorrei fosse il mio e il vostro osservatorio, il mio e il vostro salotto.
Quello delle confidenze, della complicità, delle storie,  dei pensieri, delle emozioni e soprattutto delle suggestioni: arte, musica, spettacolo e tanti libri. Tutto il meglio di quello che possiamo godere quando il meglio è appena cominciato. Uno spazio per le cose dette e di tutte quelle ancora da dire. Quello in cui ci ritroviamo già da qualche anno, in cui abbiamo condiviso l’amore per il meglio della vita: dai libri agli incontri con donne speciali, dalle ultime tendenze ai sogni che ci accomunano. Dalle pagine dei miei libri agli eventi in cui, come ogni padrona di casa, mi piace condividere con voi la compagnia degli amici scrittori, giornalisti e artisti ospiti del mio salotto.

A tutti voi va il mio grazie per esserci stati con entusiasmo ed attenzione fino ad oggi e l’invito a non perderci di vista.
Io scrivo per voi!

  1. francesca agostinelli scrive:

    Accidenti quanto sono vere e concrete le tue parole Lucy. SCEGLIERE diventa la parola d’ordine per noi tutte. Non sono più quella di prima, mi ritrovo spesso a pensare; quante cose sono cambiate in questi anni. Scegliere perchè penso, penso perchè ho la consapevolezza, ho la consapevolezza perchè sto crescendo, sto crescendo perchè mi rimetto in discussione……..quando ripenso ai miei vent’anni e a tutto ciò che è venuto poi, non rimpiango nulla, oggi mi sento donna con la D maiuscola, persona capace di vivere una vita che non scambio nè con la freschezza fisica dei miei vent’anni nè con i vari ruoli che mi sono imposta nei miei 30 anni. Viva i nostri 40 anni, siamo tutte ragazzette meravigliose con la voglia di scoprire come impiegare al meglio le nostre energie e le nostre emozioni. Non si finge più, si vive e avanti tutta!

  2. Romina Presta scrive:

    Io i 40 anni non li sento proprio, soprattutto ora che sono diventata mamma…ho ancora tante cose da fare per me e per il mio piccolino…
    La mia avventura di neomamma quarantene inizia il 3 febbraio di quest’anno. Dopo una settimana di febbre a 39 e tosse si aggiungono tre giorni di mal di pancia e assenza di ciclo. Penso ad un ritardo a causa dell’influenza…ma qualcosa mi suggerisce di fare un test di gravidanza. Romina pessimista dice “Ma dai! Fai il test per avere un ennesimo negativo di riscontro?”. Romina ottimista controbatte “Fallo! Che hai da perdere? Almeno ti togli ogni dubbio e chissà che stavolta…”: Mi alzo alle 7.30 vado in bagno e faccio il test. L’operazione viene eseguita dall’inizio alla fine con mani tremanti e cuore in gola. Finito tutto, mi rimetto a letto. Dovrei aspettare 10 minuti ma non resisto più di cinque. Torno in bagno e dalla porta guardo lo stick posato sul mobile. Penso “Dai coraggio, prima o poi dovrai guardarlo” (e qui entrambe le Romine concordano con me). Man mano che mi avvicino appare alla mia vista prima una linea e poi l’altra…lo prendo in mano, mi vengono i sudori freddi e sgrano gli occhi: Oh Dio due linee!!! La Romina la pessimista, nonostante l’evidenza solleva questa obiezione “ Ma no non è possibile”!). La Romina ottimista controbatte seccata “E no! Sono proprio due…e che cavolo! E io tra le due dico: Oh insomma! Mi stropiccio gli occhi pensando forse sogno..riguardo lo stick: si, si sono proprio due. Un urlo mi sale in gola e nonostante la debolezza saltello come un grillo e nell’urlo le parole che escono sono queste SONO INCINTA!!! Mio marito è in camera che sta dormendo…corro da lui lo tiro giù dal letto senza smettere di urlare SONO INCINTA! E continuo a ripeterlo fino alla nausea…Lui mi guarda insonnolito e mi chiede “Ma sei sicura?” E quando gli porgo lo stick strabuzza gli occhi si mette a ridere e a piangere allo stesso tempo dalla gioia. Certo meglio aspettare la conferma con una visita ginecologica…

    Dal ginecologo, tuttavia, il risultato del test è confermato: sono incinta di cinque settimane, non c’è alcun dubbio.

    La notizia rimane tra noi e i nonni materni e paterni (anche loro increduli) per tre mesi circa e poi cominciamo ad informare amici e parenti. Tutti allibiti perché i medici ci avevano dato poche speranze di avere figli, anzi dopo gli ultimi esami le speranze erano quasi nulle.

    Dopo tante preghiere, sacrifici, cure e cinque anni di attesa siamo stati ripagati.
    L’ostacolo successivo è stato superare il test integrato per valutare se il bimbo fosse sano, ma anche questo lo abbiamo superato alla grande. A maggio avremmo dovuto sapere il sesso. In cuor nostro speravamo in un maschio ma non abbiamo osato chiedere tanto ..eravamo già contenti così. Invece …..è un maschio allora non sarà una Matilde (nome scelto in caso femminuccia) ma Riccardo (nome scelto in caso di maschietto). A Riccardo abbiamo aggiunto Domenico come S. Domenico Savio protettore delle culle e delle mamme e Maria come la Madonna della Bozzola di Garlasco, dove ci siamo recati un po’ di volte per chiedere il dono della maternità e paternità.

    Durante la maternità ho rinunciato al vino durante i pasti, al caffè, e altre cose che si dovrebbero evitare in quello stato e dal quinto mese ho iniziato a fare ginnastica quella specifica per le donne in attesa. Ho trascorso tre mesi al mare dove mi coccolavo con nuotate , buon cibo sano e sonno.

    Certo l’ansia di perderlo mi ha accompagnato per tutta la gravidanza. Temevo di respirare aria non pura, di mangiare schifezze, di non lavarmi abbastanza le mani prima di toccare il cibo e il cibo stesso (tipo insalata, verdura e frutta). Le paranoie che poi ho scoperto si fanno un po’ tutte.

    Al corso preparto sono andata una volta sola. Mi è sembrata una perdita tempo oltre al fatto che la mia gravidanza di quarantenne era ben diversa da quella di una trentenne o una ventenne. Non avevamo nulla in comune e mi sentivo un pesce fuor d’acqua. I loro problemi erano differenti dai miei: paura di rimanere grasse, paura del parto e paura di non avere latte. Sarà che la paura di non poter aver figli mi aveva devastato precedentemente, i loro timori mi sono apparsi un po’ esagerati. Io mi sono preoccupata più per mio figlio, l’ importante è che lui stesse bene il resto era risolvibile.
    Ho cambiato anche ginecologo al quinto mese perché quello che mi seguiva era terribilmente asettico e non così scrupoloso come quello che invece mi ha consigliato un mio carissimo amico, ginecologo in pensione. Io volevo il meglio per Riccardo!

    Poi il 28 settembre alle ore 15.00 in sala parto nasce il mio cucciolo.. Momento emozionante quando me lo accostano al viso: un fagottino rosa di quasi 4 kg, lungo 46,8 cm e con la pelle bella e distesa e gli occhietti chiusi. I miracoli del parto cesareo! …(prima parte)

  3. Romina Presta scrive:

    Avventure di una neomamma (seconda e ultima parte)

    Il primo mese dopo il parto è duro…altro che i fastidi della gravidanza! Debolezza, perdite abbondanti, fame… eh sì perché subito dopo il parto e dalla sera prima ti lasciano a digiuno. Io avrei dovuto partorire il 28 settembre alle nove, invece a causa delle emergenze, ho partorito alle 15. Disagio enorme per la fame e per la debolezza.

    Dopo il parto mi sembra di morire, mi si abbassa la vista e mi sento svenire. L’unica energia che sento dentro è data dal pensiero di mio figlio che, dopo la prima notte, me lo lasciano in camera su mia richiesta. Se devo affrontare la “faticaccia” è meglio iniziare subito. Anche le visite dei parenti ed amici mi stancano ma sono contenta che tutti condividano con noi la nostra gioia.
    Il 2 ottobre ci dimettono dall’ospedale. Sono talmente contenta che mi sembra di essere ritornata da un viaggio di vacanza…Torino mi appare un po’ diversa o forse sono io ad essere cambiata.
    Corro all’Iperbimbo più vicino a far scorta di latte artificiale (purtroppo a causa di un’operazione al seno subita a 13 anni non posso allattare), pannolini e tutto il necessario.

    A casa trovo tutto in ordine. Sul tavolo c’è una composizione di palloncini bianchi e azzurri (regalino dei nonni) e un vassoio di paste e due tutine, dono delle vicine di casa.

    Ci occupiamo prima del piccolo e poi finalmente a nanna anche noi.

    All’inizio il bimbo mangia e dorme: una vera pacchia! Poi inizia a star sveglio tutta la notte, a piangere e non capiamo perché. Non ha coliche, fa regolarmente pupù e pipì… ma cos’ha? Forse perché invece di bere il latte, lo tracanna, accumula aria e poi gli duole il pancino?

    Ogni notte diventa sempre più dura e io entro in crisi. Piango, mi arrabbio e ho crisi di nervi: depressione post-partum? Credo proprio di sì. Chiedo aiuto ai miei, e due notti alla settimana io e il bimbo ci trasferiamo da loro così io riesco a dormire almeno otto ore di seguito. La cosa che mi fa infuriare maggiormente è proprio questo: da mia madre il bimbo dorme come un ghiro dalle undici di sera fino alle sette del mattino, senza svegliarsi. Mi chiedo: come è possibile? Penso che forse mio figlio non mi voglia bene e che forse non sono in grado di fare la mamma. I bimbi, però, non arrivano con il libretto delle istruzioni! Non so che fare. Un giorno, esausta e depressa, lascio Riccardo dai nonni e torno a casa. Per un attimo vorrei scappare dalla situazione. Mi sfogo in un pianto liberatorio e mi addormento. Insomma, proprio io che ho fatto tanto per averlo?

    Al risveglio mi do una scrollata e mi ordino “di alzare le chiappe” e di prendere (come si suol dire) il “toro per le corna”. Torno dai miei e cerchiamo insieme di capire il modo migliore per farlo dormire anche a casa nostra.
    Chiediamo al pediatra un parere. Ci consiglia le gocce di Mylicon durante le crisi di pianto del neonato. Subito non vediamo alcun risultato, ma poi le goccine iniziano a calmarlo. Ogni sera iniziamo a tenere le luci basse dalle 22 in poi.
    Alle 22.30 cambiamo l’ultimo pannolino e alle 23 gli diamo l’ultima poppata. Ci mette un po’ ad addormentarsi ma poi, intorno a mezzanotte, si abbandona nelle braccia di Morfeo e dorme fino alle 4.00. Si sveglia, segue il cambio pannolino e poi la poppata e così anche alle 6.

    Io comincio a rimettermi, sto un po’ meglio e la notte comincia a pesarmi di meno. Ovviamente nelle notti insonni, mio marito mi ha aiutato come meglio poteva anche perché poi deve svegliarsi presto per andare al lavoro.

    Riccardo ora ha due mesi, interagisce con tutto ciò che lo circonda e ha capito chi sono i nonni e chi sono i genitori. Ha iniziato a comunicare con noi coi suoi “Ahuuuu” e, quando noi gli rispondiamo nello stesso modo, lui ride e si lascia coccolare, cambiare e lavare senza piangere come invece faceva prima.

    Ultimamente gli abbiamo comprato una sediolina che dondola e che dalla parte anteriore ha attaccato una specie di acquario piccolo finto dove gira una stellina e si muovono i pesciolini. Quando ho da fare lo metto lì e lui inizia a parlare soprattutto con la stellina. Ormai sono grandi amici. Invece c’è un pesciolino grosso di plastica che è appeso sotto questa specie di acquario e, siccome è statico, Riccardo lo sgrida sempre al punto che poi scoppia a piangere. Che buffo!
    I miei colleghi gli hanno regalato la giostrina per il lettino e anche quando lo metto lì parla con i pupazzi appesi che girano. Il problema è, che se si fermano, lui ci litiga. Incredibile!

    Finalmente abbiamo concordato con il parroco la data del battesimo, il 9 di gennaio 2011. Adesso continuiamo la nostra avventura con un po’ più di serenità. Durante l’ultima visita dal pediatra abbiamo avuto conferma che il bimbo sta bene ed è sano. Quando lo porto fuori, incuriosisce tante persone che lo ammirano e mi fanno i complimenti per quanto sia bello e buono. . Il papà gli ha inventato una canzoncina bellissima “Riccardo Domenico Maria è il bambino più bello che ci sia…”.
    Anche in chiesa, durante la messa, è un angioletto. Don Claudio è un suo grandissimo fan.
    Da questa esperienza ho capito che mamme non si nasce, ma si diventa. Ora ne sono più consapevole e, quando a volte al mattino, verso le 7, piagnucola un po’, lo metto nel lettone con me e ci addormentiamo in un abbraccio pieno di amore. Si ho scelto di fare la cosa più bella e importante della mia vita: avere un bimbo come Riccardo.

  4. Romina Presta scrive:

    Il primo mese dopo il parto è duro…altro che i fastidi della gravidanza! Debolezza, perdite abbondanti, fame… eh sì perché subito dopo il parto e dalla sera prima ti lasciano a digiuno. Io avrei dovuto partorire il 28 settembre alle nove, invece a causa delle emergenze, ho partorito alle 15. Disagio enorme per la fame e per la debolezza.

    Dopo il parto mi sembra di morire, mi si abbassa la vista e mi sento svenire. L’unica energia che sento dentro è data dal pensiero di mio figlio che, dopo la prima notte, me lo lasciano in camera su mia richiesta. Se devo affrontare la “faticaccia” è meglio iniziare subito. Anche le visite dei parenti ed amici mi stancano ma sono contenta che tutti condividano con noi la nostra gioia.
    Il 2 ottobre ci dimettono dall’ospedale. Sono talmente contenta che mi sembra di essere ritornata da un viaggio di vacanza…Torino mi appare un po’ diversa o forse sono io ad essere cambiata.
    Corro all’Iperbimbo più vicino a far scorta di latte artificiale (purtroppo a causa di un’operazione al seno subita a 13 anni non posso allattare), pannolini e tutto il necessario.

    A casa trovo tutto in ordine. Sul tavolo c’è una composizione di palloncini bianchi e azzurri (regalino dei nonni) e un vassoio di paste e due tutine, dono delle vicine di casa.

    Ci occupiamo prima del piccolo e poi finalmente a nanna anche noi.

    All’inizio il bimbo mangia e dorme: una vera pacchia! Poi inizia a star sveglio tutta la notte, a piangere e non capiamo perché. Non ha coliche, fa regolarmente pupù e pipì… ma cos’ha? Forse perché invece di bere il latte, lo tracanna, accumula aria e poi gli duole il pancino?

    Ogni notte diventa sempre più dura e io entro in crisi. Piango, mi arrabbio e ho crisi di nervi: depressione post-partum? Credo proprio di sì. Chiedo aiuto ai miei, e due notti alla settimana io e il bimbo ci trasferiamo da loro così io riesco a dormire almeno otto ore di seguito. La cosa che mi fa infuriare maggiormente è proprio questo: da mia madre il bimbo dorme come un ghiro dalle undici di sera fino alle sette del mattino, senza svegliarsi. Mi chiedo: come è possibile? Penso che forse mio figlio non mi voglia bene e che forse non sono in grado di fare la mamma. I bimbi, però, non arrivano con il libretto delle istruzioni! Non so che fare. Un giorno, esausta e depressa, lascio Riccardo dai nonni e torno a casa. Per un attimo vorrei scappare dalla situazione. Mi sfogo in un pianto liberatorio e mi addormento. Insomma, proprio io che ho fatto tanto per averlo?

    Al risveglio mi do una scrollata e mi ordino “di alzare le chiappe” e di prendere (come si suol dire) il “toro per le corna”. Torno dai miei e cerchiamo insieme di capire il modo migliore per farlo dormire anche a casa nostra.
    Chiediamo al pediatra un parere. Ci consiglia le gocce di Mylicon durante le crisi di pianto del neonato. Subito non vediamo alcun risultato, ma poi le goccine iniziano a calmarlo. Ogni sera iniziamo a tenere le luci basse dalle 22 in poi.
    Alle 22.30 cambiamo l’ultimo pannolino e alle 23 gli diamo l’ultima poppata. Ci mette un po’ ad addormentarsi ma poi, intorno a mezzanotte, si abbandona nelle braccia di Morfeo e dorme fino alle 4.00. Si sveglia, segue il cambio pannolino e poi la poppata e così anche alle 6.

    Io comincio a rimettermi, sto un po’ meglio e la notte comincia a pesarmi di meno. Ovviamente nelle notti insonni, mio marito mi ha aiutato come meglio poteva anche perché poi deve svegliarsi presto per andare al lavoro.

    Riccardo ora ha due mesi, interagisce con tutto ciò che lo circonda e ha capito chi sono i nonni e chi sono i genitori. Ha iniziato a comunicare con noi coi suoi “Ahuuuu” e, quando noi gli rispondiamo nello stesso modo, lui ride e si lascia coccolare, cambiare e lavare senza piangere come invece faceva prima.

    Ultimamente gli abbiamo comprato una sediolina che dondola e che dalla parte anteriore ha attaccato una specie di acquario piccolo finto dove gira una stellina e si muovono i pesciolini. Quando ho da fare lo metto lì e lui inizia a parlare soprattutto con la stellina. Ormai sono grandi amici. Invece c’è un pesciolino grosso di plastica che è appeso sotto questa specie di acquario e, siccome è statico, Riccardo lo sgrida sempre al punto che poi scoppia a piangere. Che buffo!
    I miei colleghi gli hanno regalato la giostrina per il lettino e anche quando lo metto lì parla con i pupazzi appesi che girano. Il problema è, che se si fermano, lui ci litiga. Incredibile!

    Finalmente abbiamo concordato con il parroco la data del battesimo, il 9 di gennaio 2011. Adesso continuiamo la nostra avventura con un po’ più di serenità. Durante l’ultima visita dal pediatra abbiamo avuto conferma che il bimbo sta bene ed è sano. Quando lo porto fuori, incuriosisce tante persone che lo ammirano e mi fanno i complimenti per quanto sia bello e buono. . Il papà gli ha inventato una canzoncina bellissima “Riccardo Domenico Maria è il bambino più bello che ci sia…”.
    Anche in chiesa, durante la messa, è un angioletto. Don Claudio è un suo grandissimo fan.
    Da questa esperienza ho capito che mamme non si nasce, ma si diventa. Ora ne sono più consapevole e, quando a volte al mattino, verso le 7, piagnucola un po’, lo metto nel lettone con me e ci addormentiamo in un abbraccio pieno di amore. Si ho scelto di fare la cosa più bella e importante della mia vita: avere un bimbo come Riccardo.

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