10 nov 2010

Postato da in BOUDOIR | 13 Commenti

Forty. Avventure di una quarantenne.

Forty. Avventure di una quarantenne.

Voglio dedicare il primo post di questo blog al Prologo del mio manoscritto “Forty. Avventure di una quarantenne”. In fondo se sono qui lo devo solo ed esclusivamente al cammino che ho fatto lì dentro. Dentro al mio romanzo sulle avventure di una quarantenne che strada facendo ha ritrovato tanto di sè e tanto di quello che non aveva ancora mai conosciuto. Lo dedico a tutee le amiche che lo stavano aspettando, a quelle che lo hanno già letto e a tutte le donne che troveranno in questo blog un posto da cui ogni tanto è bello passare.

Oggi 31 ottobre, giorno di Halloween, festa dei morti viventi, delle zucche e delle streghe, ho deciso che si cambia regime, e approfitto del ponte dei morti per ritornare nel mondo dei vivi.
Pedalo da mezz’ora sulla cyclette e ho in mano un libro di Mario Vargas Llosa, in cui improvvisamente irrompe lei, la nina mala.
Alta, magra, tacchi a spillo, avvolta in un mantello nero. Trasuda fascino e sicurezza da ogni poro.  E io, che al momento trasudo solo gocce di sudore, che ho in comune con lei solo l’altezza, che quanto a sicurezza ho solo quella di essere stufa, io voglio essere lei. Voglio rientrare nella mia vita così: alta, magra, sexy ed elegante.  Affascinante e profondamente appagata.
Mi chiamo Lucia e sono l’autrice di questo libro che ho appena deciso di scrivere per un sacco di buoni motivi. A cominciare dal fatto che stamattina sono salita sulla bilancia: 74 chili,  il primo di una serie di numeri che segnano il limite oltre al quale due sono le cose: o svolto o affogo.

Ho quarantatre anni, un marito, due figli, diciotto anni di militanza in cattedra sulle spalle e un sogno: smettere di fare la prof e diventare una scrittrice. Ho già scritto e pubblicato tre libri, ma sono poco più di tre quelli che lo sanno. Da due anni maneggio un malloppo di appunti che non so come trasformare nel mio quarto libro. E stamattina ho deciso che è quella giusta per cominciare a scriverlo.
Voglio scrivere un libro che mi salvi dalla maledizione di questi numeri. Il settantaquattro dei miei chili. Il due dei rotoli che si sono posizionati dove prima c’era la mia vita. L’altro due dei miei figli che si stanno ciucciando la mia vita mentre mi rinfacciano di rovinare la loro. Il diciotto degli anni da prof di francese e l’uno del mio unico e grande timore: quello che i miei libri restino solo tre. Il quarantatre dei miei anni che mi sbattono addosso il terrore che sia troppo tardi per tutto. E il duecento, dei miei nuovi capelli bianchi.
“Sono troppi, non riesco più a coprirteli con i colpi di sole. Ci vuole la tinta. Un bel biondo cenere.” ha sentenziato la settimana scorsa la mia parrucchiera. E in quel cenere ho visto il funerale di una sacco di cose.

Voglio scrivere un libro che mi ricordi passo per passo come ho fatto a infilarmi in questa trappola, e che magari alla fine mi faccia venire in mente anche come venirne fuori. Un libro che mi faccia sentire meno sola e che ricordi a me e a tutti quelli che lo leggeranno che l’incubo dei quarant’anni che incombono è un male troppo comune per non trarne almeno un mezzo gaudio.  
 
Un team di studiosi anglo americani ha da poco pubblicato uno studio sul ciclo vitale della felicità. Dicono che giramenti simili ai miei, sarebbero fisiologici verso i quaranta a causa della forma ad U della felicità. Parte in quarta nei primi anni della vita, raggiunge il punto più basso della propria parabola tra i quaranta ed i quarantacinque anni,  per avviarsi verso una nuova impennata dai cinquanta in poi.
Ora, siamo ragionevoli, di aspettare altri sette anni per uscire dal tunnel, neppure a parlarne!
In alternativa sarà forse il caso che mi metta a dar la caccia a quella nina mala che non ho mai conosciuto, ma che potrebbe farmi un gran comodo per andarmi a riprendere quello che mi sono persa per strada.

Se mi guardo allo specchio, mi accorgo che tra gli oggetti smarriti c’è, tanto per cominciare, un fisico da mega gnocca maggiorata a cui ho fatto la guerra fino a qualche anno fa’, per poi abbandonarlo al suo destino. Ora di maggiorata c’è rimasta solo la taglia dei miei pantaloni che si è stabilizzata intorno alla 48. E a seguire le mie unghie mangiate, e il taglio insignificante dei miei capelli color biondo rassegnazione che gira e gira è sempre lo stesso da una decina d’anni. Ad esclusione del triennio con la frangia alla Cleopatra.

Mi faceva sentire tanto figa quella frangia, ma non piaceva per niente a mio marito, e alla fine l’ho rimossa. In realtà per considerarmi tale, ossia figa, a lui sarebbe bastato vedermi indossare una quarantadue, e per il resto, avrei potuto essere anche pelata.  Io invece ero convinta di poter affidare a quella frangia eversiva il compito di graffiare tanto quanto uno sguardo da gatta o un bel culetto a mandolino, e per un po’ ha pure funzionato. Ma poi abbiamo smesso di crederci tutti, ed eccoci qua.

Ma oggi che come allora il culetto a mandolino non ce l’ho e che non ho più neppure la frangia, per graffiare mi serve dell’altro. Qualcosa che impedisca al mio orologio biologico di farmi sentire in scadenza come una mozzarella in frigo da una settimana.

  1. daniela scrive:

    eccola lì, la mia amica di sempre. La mia Thelma..ed io Louise. Sono passati anni dall’università; sono arrivati i principi azzurri (più o meno),le bomboniere, i pargoletti da scarrozzare in Martinelli, da iscrivere all’asilo fino al liceo ( e qui è cominciata la guerra!!). Siamo sempre qua, naufraghe o reduci non lo so, a dirci che oggi siamo migliori di vent’anni fa, che non torneremmo indietro per nulla al mondo, noi che la vita l’abbiamo mangiata a morsi! e non solo la vita, ci siamo mangiate..visto le perenni lotte con la bilancia!Un pò panterone acciaccate, ma neanche tanto a giudicare da che cosa c’è in giro…ma fiere di essere donne, con i nostri pensieri a matrioska che ci portano al Moment per poterli gestire tutti…ma così belle e fiere! Mi piace la scelta del cuore che hai piazzato come immagine del tuo blog. Un cuore grande che talvolta ha bisogno del nastro adesivo per essere tenuto assieme, e al quale auguro di battere sempre così forte. In bocca al lupo, Luci!!!

    • Grazie amica mia. Nelle tue parole c’è tutto quello che siamo e che siamo state ma soprttutto quello che ci va di essere: sempre e comunque vive, capaci di cadere e rimetterci in piedi perchè la posta è troppo alta per rinunciare. E quindi..avanti tutta!

  2. giuliana bizzio scrive:

    Cara Lucia, sono io lusingata di essere madrina di tale capolavoro. il prologo mi piace un sacco: è un problema esistenziale che si ripete ciclicamente ogni decennio, purtroppo. io ci sono dentro adesso, e sono piu’ vecchia di te. comunque scrivi molto bene, si legge in un soffio, quindi vai avanti cosi’.
    Naturalmente vorro’ una dedica…ti abbraccio ed a presto. Giuliana

    • Carissima Giuliana, aspetta che trovi l’editore e poi vedi che dedica! Incrocia le dita per me…sono i lettori come te che mi porteranno alla meta.

  3. Francesca scrive:

    Cara Lucia, sento che la mia U è colma d’acqua ed io, giorno dopo giorno, ci sto affogando dentro. Ma perchè vivere da quarentenni è così dura?…. Impegni professionali sempre più pressanti, la famiglia che dipende completamente dai ritmi organizzativi da me impartiti, la signora delle pulizie che all’improvviso ha deciso di non lavorare più!!! Ma veramente ci meritiamo tutto questo? Oppure superata la soglia dei 45 anni, la curva ad U torna a salire e noi riusciremo a raggiungere un po’ di serenità?

    • Cara la mia Francy, io la curva dei 45 l’ho appena superta e…mi spiace deluderti: nessuna risalita in vista. Il segreto credo stia piuttosto nel cercare di non scendere. Credo davvero che dai 40 in avanti il meglio stia solo cominciando..tutto è saperlo riconoscere!

  4. Marilù scrive:

    Brava Lucia!ti leggo e ritrovo nelle tue parole quello che stò vivendo io,oramai quasi 40enne….una vita dedicata ai figli al marito ed ora mi guardo allo specchio e mi accorgo di essere DONNA,con la voglia di vivere e di riprendere in mano la mia vita,per troppo tempo mi sono dimenticata di essere tale,con le mie paure,la lotta continua contro i kg di troppo,che invece scopro essere affascinanti…..Grazie Lucia!

    • Quella con con i chili di troppo è stata la grande lotta della mia vita, salvo poi scoprire che di troppo c’erano solo delle idee inutili e preconcette che ben poco avevano a che spartire con quello che sono e che ero. E oggi la lancetta della bilancia che sale o che scende, indica solo un numero. Io sono un’altra cosa. E il meglio di me e di te non è nè sulla bilancia nè nello specchio.

  5. Ben pensato e ben scritto ma quella U della felicità non ha calendario, non è come gli anni bisestili non ubbidisce ai nostri desideri e non ha rapporti con l’anagrafe. Anzi, non la può vedere. Alzi la mano un ventenne che si crede felice (tranne rari momenti). Il fatto è che finiamo per capire di essere stati felici solo quando la memoria filtra i fatti della vita depurandoli dalle negatività.Se riuscissimo a stare nell’ggi senza confrontarlo con ieri e senza vederlo nella prospettiva del domani potremmo strappare qualche sorriso in più alla vita ma raramente ci riusciamo cara amica mia. Ah un’altra cosa: donne e uomini in fatto di comunicazione dell’attrazione camminano su due pianeti diversi e si parlano come se fossero coinquilini. Ma quando capiterà che si inizieranno a capire?

    • La tua sensibilità di uomo e di scriottore non ha lasciato cadere nessuna delle suggestioni che speravo si suscitare attrerso le mie parole. Quanto lla comunicazione dell’attrazione tra uomini e donne credo che più hce una conversazipne tra coinquilini, sia una conversazione tra stranieri, capaci di conversare dello stesso argomento in due lingue diverse per riuscire a capirsi solo quando solo si ricorre all’inglese. Ma in fondo l’inglese non è la lingua nè dell’uno nè dell’altra.

  6. gilberto scrive:

    brava,potresti essere la versione femminile di philip roth

  7. Silvia scrive:

    Ti ho appena conosciuta e già sono innamorata delle tue parole…
    Io ai forty non ci sono ancora e sono, come ho letto in qualche commento, ancora alla fase del corri corri. La fase prima del fermarsi a guardare indietro e chiedersi: “E adesso? Dove sono? Che ne è della mia vita?”.
    Oggi guardo alla mia vita e mi vedo mamma, ex moglie, compagna, figlia, sorella, collega…. e basta! Datemi tregua.
    Brava Lucia! Condivido pienamente i tuoi pensieri e dico che è il momento di fermarsi da quel corri corri e di vivere la nostra femminilità e la fortuna di essere Donne.

Lascia un commento