3 dic 2010

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Tra cuissardes e burlesque, la fiera delle vanità

Tra cuissardes e burlesque, la fiera delle vanità

“Sempre più in alto” gridava il buon Mike con una boccia di grappa in mano, ignaro che quello slogan sarebbe stato anche il grido di battaglia delle mode dell’inverno 2010, in cui stivali e mutande più alti sono e meglio è. E a nobilitare queste due tendenze due incantevoli francesismi: cuissardes e lingerie burlesque. Con il primo ci muoviamo nell’ambito delle calzature e i cuissardes sono appunto quegli stivali alti che, a prescindere dall’età e dalla stazza, impazzano sulle cosce (“cuisses” in francese) di almeno metà della popolazione femminile in età da stivale. Con tacco 12 o senza tacco, bianchi, neri o grigi, con lacci o senza, l’importante è che salgano fin là dove spesso fanno fatica a coprire ginocchia generose almeno quanto le cuisses che le sovrastano. Ma poco importa. Troppo glamour e troppo sexy per rinunciarvi. E non di rado sono proprio le gatte con gli stivali a non rinunciare neppure agli ammiccamenti della lingerie burlesque: reggiseni a  collo alto dal sapore decisamente retrò e mutande ascellari che, per trovare il… retrò c’è bisogno di un navigatore satellitare. Ma non importa…fa parte del burlesque! E in quel ti vedo (dei sei metri quadrati di mutanda) e non ti vedo (di quello che c’è sotto), si consuma la soddisfazione di essere una femmina à la page.
Sul fronte dell’adeguamento alle tendenze verso l’alto la generazione delle forty si spacca a metà: da un lato quelle capitanate dalla mia migliore amica che incede fiera nei suoi cuissardes color tortora inguainata in un incantevole completino burlesque di pizzo bordeau, e quelle come me che, anche per il fatto di pesare  una decina e passa di chili in più, tengono un profilo più basso. Io personalmente sono una che non segue mai tutte quelle mode che possono minare effetto estetico, motivo per cui, dopo aver ignorato le scarpe con la punta rotonda che slanciano quanto un paio di Moonboot pelosi, e i pantaloni a zampa d’elefante, che in quell’elefante riassumono l’effetto che fanno, oggi guardo a cuissardes e lingerie burlesque e dico… anche no!
A dire il vero un paio di cuissardes li ho provati anche io prima di comprare i miei attuali tacco dodici neri banalmente altezza polpaccio, salvo poi costatare che la cuisse sembrava iniziare già dal ginocchio creando un globalissimo effetto cotechino al quale ho pensato di poter rinunciare senza rimpianti.
Quanto alla lingerie burlesque dirò solo che, dopo anni impiegati a liberarmi dalla dittatura dei body contenitivi e delle Sloggy, a cui ero stata addomesticata da mia madre convinta he le curve anzichè  essere espresse andassero compresse, oggi non ci penso neppure a rinunciare ai miei microscopici perizomi, capaci di entrare nel pugno della mano di un neonato, per conventirmi alla moda del mappamondo: metri quadrati di stoffa che non starebbero neppure nel baule della nonna e capaci di coprire una pampa sconfinata di cui si rischia di perdere le coordinate.

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