21 gen 2011

Postato da in BOUDOIR, Libri, Tendenze | 2 Commenti

Mi faccio un blog

Mi faccio un blog

Questo post contiene una notizia bella e una brutta (…ma neanche troppo). La bella è che “Forty. Avventure di una quarantenne” ha finalmente trovato un editore e che presto potrete leggerlo in versione integrale dal libro che uscirà appena prima dell’estate. La brutta è che per un po’ smetterò di pubblicare estratti dal manoscritto visto che…sta appunto diventando un libro. Non è un addio ma soltanto un arriverci, magari di nuovo qui, sicuramente in libreria e sempre e comunque nel resto delle sezioni di questo blog che rimane super attivo. E …per i miei afficionados il brano che avevo promesso loro alla domanda: “Da dove arriva questo blog?

Che gli anni passano lo si capisce da tante cose. Dalle rughette in faccia a quelle sulle mani. Dagli ammiratori che (per alcune) diminuiscono, dal fiatone che aumenta quando fai le scale. Ma soprattutto ci sono delle frasi che segnano come epitaffi l’epoca di chi le pronuncia.
Se fino a trent’anni il grido di battaglia è “Mi faccio un figo”, arrivate a quaranta, il grido diventa “Mi faccio un blog”.
Lo scrivo come fosse una mia scoperta, ma in realtà fino a qualche mese fa ne sapevo poco o niente. Fino a quando non me l’ha detto Clara.
“Ma perché non ti fai un blog?” mi chiede dopo essersi sciroppata le mie lamentazioni funebri  sulla mia odissea di scrittrice mancata.
Ero ancora lì con la faccia da ebete, che cercavo di trovare un legame tra capra (lei e la sua proposta indecente) e cavoli (i miei di scrittrice), che quella rilancia:
“ E’ normale! Quando arrivi alla nostra età o ti fai il blog o ti fai l’amante! Che altro ti resta?”
Non avendo neppure la più pallida idea di come si gestisse un blog, sul momento ho pensato che forse sarebbe stato più semplice farsi un amante. Ma Clara, che ha entrambi, insiste per la prima soluzione:
“Ma come, non dirmi che non ci hai mai pensato! Per te che scrivi, pensa che bello: migliaia e migliaia di persone in rete, tutti tuoi potenziali lettori. E chissà quanti pesci nella tua rete!”
Immediatamente catturata dal miraggio della duplicazione dei pesci, comincio a pensare che in fondo, per una come me anche un amante non è poi così semplice da gestire.
Accendo il computer e tento di informarmi. Vado su Google, digito alla cieca blog quarantenne. Mi si apre un mondo.
Un esercito di uomini e donne pronti a scaricare in rete, a scadenza più o meno giornaliera, di tutto: dalla cronaca di menage domestici, ai resoconti di viaggi, dalle segnalazioni di libri letti e di film visti, alle foto di famiglia, dai commenti su fatti d’attualità a quelli sui fatti propri. E poi pensieri ed emozioni come se piovesse.
Quanto ai titoli c’è da scegliere: da quelli revanscisti del tipo Splendide quarantenni, Le nuove quarantenni, La riscossa delle quarantenni, I sogni dei quarantenni, a quelli più sconsolati, per la serie Quarantenne all’arrembaggio, Quarantenne sarà lei, Quarantenne (non io!).
Davanti a tutta questa abbondanza un’unica obiezione: a fronte di tanta gente che scrive ci sarà qualcuno disposto a leggere e a portarsi a casa più o meno la stessa mercanzia che ha appena portato al mercato?
Sì, perché gira e rigira la solfa è sempre quella, e al di là dell’apparente varietà dei contenuti, i blog dei miei coetanei risentono di una certa ripetitività. Presentano, per così dire, delle “costanti”, a cominciare dalla sensazione largamente condivisa (anche da me e da mio cugino Marco) di essere una generazione di “scavalcati”, beffati dalle generazioni successive e bloccati dal tappo generazionale di quelli che sono venuti prima. Arriviamo quando la torta è già finita e troppo presto per veder sfornare la prossima.
Ma la vera regina delle costanti è L’elogio alle quarantenni di un certo Andy Rooney della CBS. Un testo graffiante e ironico sui pregi delle quarantenni scritto da un uomo e apprezzatissimo dalle donne. Su trenta blog spulciati, almeno venticinque ne riportano il testo integrale, corredato da commenti entusiastici ed entusiasmanti, mirati alla condivisione di questa rara perla di saggezza. Dal quale entusiamo si evincerebbero a mio avviso alcune tristi verità:
- quella delle quarantenni è una generazione di depresse con un gran bisogno di sentirsi fare dei complimenti
- a vedere le loro doti sono solo gli altri, e non gli basterebbe leggerlo neppure una decina di volte al giorno, l’Elogio, per riuscire a crederci
- quello che resta è una gran voglia di riscatto ma anche un insano revanscismo che talvolta fa più danno che altro. Tra lamentele e rivendicazioni, è un attimo che scivoli nel patetico.
A questo punto la faccenda del blog comincia a non convincermi più di tanto, e l’idea di farmi leggere nell’ottica del mal comune e mezzo gaudio appare al mio amor proprio di scrittrice come il peggiore dei mali.
Ma vado avanti nella ricerca e scopro che un blog può diventare un blook. Un libro che raccoglie i post di un blog. A catturarmi è la curiosità per l’incognito: in questa serie di concetti sono più le cose che mi sfuggono di quelle che riesco a capire. A cominciare dal lessico. Per capire che cosa è un post, cerco su Wikipedia. Post: unità minima de blog, singolo testo che di volta in volta vi viene inserito. Leggo, e quando credo di aver capito tutto,  scopro anche che chi lo legge può commentarlo, linkandosi al blog.
Porco Giuda, che accidenti vuole dire linkarsi? Di nuovo cerco e scopro che linkarsi vuol dire collegarsi. E già, bastava ricordarsi un po’ d’inglese! Brancolo nell’ignoranza e mi muovo con l’agilità di una paleolitica nell’era moderna.
Allora torno al blook, che è l’unica prospettiva che mi fa apparire appetibile l’idea del blog. Da quel che ne capisco è un po’ come la storia del verme che diventa una farfalla. Tu scrivi, scrivi, speri che quanta più gente ti legga, si appassioni all’epopea dei cazzi tuoi, fino a quando un bel giorno la tua pazienza viene premiata: un giornalista si accorge che esisti, parla di te e un editore ti viene a scovare. Oppure partecipi già in partenza ad una gara a premi per blog. Quello che corre più veloce viene pubblicato.
A quel punto sono gran soddisfazioni, a cominciare dalla scelta di un titolo che può spaziare dagli Scazzi di una quarantenne alle prime armi al Diario di una magnifica massaia quarantenne.
Quest’ultimo in particolare colpisce la mia attenzione. Raccoglie i post di una certa Titty Cerquetti, in arte Viscontessa, detta Viss.
Do una sbirciata alla sua storia e scopro che, ahimè, sembra coincidere in tanti punti con la mia: scrittrice con velleità da soddisfare, ironica, arguta e incazzata, finisce per cercare rifugio in un blog e da lì la rispediscono in un libro.
Per emulazione provo anch’io a immaginarmi un nome d’arte adatto per buttarmi in rete. Penso che mi piacerebbe Penelope. Come lei anch’io fino ad oggi ho vissuto nell’attesa: lei di Ulisse ed io del mio futuro di scrittrice. Nel frattempo faccio e disfo la tela dei miei scritti e, quanto ai Proci, anch’io come lei, ho le mie belle rotture di palle che vorrebbero distogliermi dall’obiettivo: figli, scuola, pulizie domestiche, tutti uniti nella congiura.
E comunque, alla fine dei conti, sia per me che per lei,  forse era meglio farsi un amante.

  1. Lucia! Oltre al mese di nascita mi sa che abbiamo tanto altro in comune. Com’é che proprio due giorni fà pensavo anch’io ad un Blog?
    Non mi é ancora chiaro l’argomento ma sarà oggetto dei miei pensieri nei prossimi giorni.
    A proposito della terminologia che citi, mi é successa una cosa simile quando ho iniziato a frequentare Facebook e mi sono trovata una foto di mio figlio e sopra c’era scritto che Dario L. era stato taggato. Da brava mamma “italiana” …. ho lanciato un grido d’aiuto su FB che diceva più o meno così “AIUTO! Hanno taggato Dario!!! Che cos’hanno fatto al mio bambino???”
    Ovviamente … un po’ ci marciavo! Ho scatenato un putiferio. I suoi amici, carinissimi, mi spiegavano che non gli era successo nulla, entrando nel dettaglio tecnico del significato del termine “taggare”.
    Mia cara, se tu parli da quarantenne io, ormai, sono nel pieno declino della cinquantenne…… e allora ….. viva la vita con i BLOG ironici, i LINK intellettuali e i TAG fotografici. Forse non ci interessano gli amanti ma, in questo nuovo mondo, non potranno che essere VIRTUALI.
    E tutto questo, ovviamente, senza mai sollevare i piedi da terra.
    Sei una forza della natura!

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