8 feb 2011

Postato da in Family, Scuola | 5 Commenti

Devo iscrivere mio figlio alle superiori

Devo iscrivere mio figlio alle superiori

12 Febbraio. Scadenza termine ultimo per l’iscrizione alle superiori. 5 Febbraio cronaca di  un open day.

Per Freud tre erano i mestieri più difficili in assoluto: il genitore, l’insegnante e lo psicologo. Ed io di questi tre mestieri ho la fortuna di farne due: il genitore e l’insegnante. E stamattina, da mamma e da insegnante, mi preparo a orientare, per la seconda volta un figlio nella scelta della scuola superiore. E per la seconda volta mi preparo all’idea di fallire…vedasi figlio numero uno. Da genitore-insegnante forse non si è nella prospettiva giusta, comincio a pensare. E stamattina il colpo di grazia. Fulminata sulla via di Damasco dopo la visita ad una scuola di cui fino ad oggi non conoscevo neppure l’esistenza: l’ITSOS Albe Steiner di Milano. Scuola di comunicazione multimediale. Per chi come me viene dal liceo classico con laurea a seguire e curriculum da alunna modello, l’ITSOS è un genere di scuola in cui solo nome mette l’orticaria: un istituto tecnico e per giunta pure sperimentale….orrore! Ma di fronte alla fuga dal liceo classico del figlio numero uno e all’evidente scarsissima propensione allo studio del numero due, mi sono tappata il naso e stamattina sono scesa a più miti consigli. Sono venuta all’open day di questa scuola persa nelle campagne di Corvetto e…ho capito un sacco di cose. A partire da me e da come mai mi trovi a fare l’insegnante malgrado da una vita desideri occuparmi di scrittura e di comunicazione senza sapere neppure un centesimo di quello che mi rendo conto sanno questi pischelli. Aggirandomi per i coridoi di questa scuola, guidata da ragazzi di 16-17 anni entusiasti del fatto di mostrarci come si monta un video o si realizza un set fotografico o una diretta web tv, improvvisamente mi sono resa conto che io e le mie amiche, alunne modello anche loro del liceo classico, non ci siamo mai chieste, se non al termine dell’università, che cosa mai ce ne saremmo fatte di tutto quello studio. A furia di studiare Platone ci siamo perse nel mondo delle Idee! Sì, è vero penso, rispetto a questi pischelli, io so scrivere e sono capace di scrivere di getto un pezzo come questo senza bisogno di nessuna correzione e seduta in macchina mentre torno a casa. ma tutto queto mi serve e mi è servito a restarci a casa. E penso anche a tutti i miei colloqui nelle redazioni in cui che io sapèessi scrivere, conoscessi Platone e Proust non gliene è fregato mai nulla a nessuno, ma a tutti interessavano, sin dal giorno dell’uscita dall’università, le mie esperienze pregresse e la mia conoscenza delle nuove tecnologie. E io che le esperienze pregresse  le avevo tutte sui libri e in biblioteca e la cosa più tecnologica che sapevo usare era il telefono…sono restata a casa, con Platone e Proust.
E ripenso anche ai tempi della scelta della scuola superiore del figlio numero uno. La scelta era tra due scuole: Liceo Classico Parini o Liceo Classico Carducci. Oggi mio figlio, scappato a gambe levate dal Carducci, è in un liceo linguistico animato dal desiderio fortissimo di non vedere più una scuola. Penso ai suoi pomeriggi immeso nel nulla di Facebook e Messanger ma anche davanti a tablature on line di testi per la chitarrra, a foto e video da caricare e scaricare, e provo ad immaginarlo qua dentro, con una macchina fotografica in mano, in una sala di informatica a realizzare l’impaginazione di un depliant o nella sala musica a realizzare una basa musicale. E allora non posso fare a meno di chiedermi se conoscere l’alfabeto greco e latino o conoscere brandelli della letteratura francese che non studia, valga la pena di proiettare un figlio verso 5 anni di calvario fatto di un tira a campà senza alcuna motivazione e proiezione nel futuro. O se invece non valga la pena di mettere i piedi per terra, guardare in faccia i nostri figli e fare i conti, da subito, con i loro sogni e non con i nostri. Guardo in faccia il mio figlio numero due convinta di averlo portato stamattina nel mondo delle meraviglie e gli chiedo speranzosa: allora? E allora niente. Magari anche un liceo non mi dispiacerebbe… Eccolo là! Se lo avessi portato all’open day di un liceo mi avrebbe detto che ero matta. Come dar torto a Freud?

 

  1. Accipicchia ma io sono l’unica madre disgraziata che per mesi ha tentato di dissuadere la figlia dall’iscriversi al liceo?? Scuola per altro da lei scelta più o meno in terza elementare e mai messa in discussione! Mi sono sentita dare della vecchia che pensa solo al diplomino ( per altro ormai inservibile, pare), di quella che non ha fiducia nelle capacità della figlia ( che, per inciso, già si vede insignita del Nobel per le scoperte scientifiche!), e chi più ne ha più ne metta. Intanto lei si è iscritta allo scientifico, sorda alle mie rimostranze. Va bene lo ammetto, ne sono orgogliosa, ma vuoi mettere un bel diploma, che so, di ragioneria???

  2. laura montalbetti scrive:

    La scelta della scuola superiore sembra piu’ difficile della scelta del fidanzato… e non e’ una battuta. Le proposte sono tante con mix di materie dai nomi incomprensibili e confusionarie. I genitori e gli alunni si avvicinano agli open day speranzosi di ricevere qualche delucidazione e per uscirne con una scelta definitiva ed essere finalmente liberi dai dubbi esistenziali dei nostri quattordicenni. La realta’ che ci si para davanti e’ quella di una scuola stanca e vecchia che cerca di uniformarsi ai target del marketing senza averne gli strumenti con il risultato che gli insegnanti che intervengono sembra che ripetano una lezioncina dalla quale si aspettano un bel voto… patetico. Ai miei tempi si guardava la scuola piu’ vicina, e poi si valutava, gli open day non esistevano, la scuola ti dava un librone da consultare e via. Il risultato era lo stesso verso il terzo anno piu’ del 50% degli alunni pensa di aver sbagliato scuola, il 30% vivacchia ed il resto si e’ perso per strada.
    La scuola superiore te la devi cucire addosso, devi entrare nella scuola e respirare l’aria che vi e’ dentro, toccare i muri e pensare: ” devo vivere qui per 5 anni!!!!”. E qui decidi il tuo destino… la scuola non sara; mai quella giusta perche’ il mondo va avanti e la scuola riveste il ruolo di tenerelo fermo per dare almeno qualche certezze e delle regole intramontabili, intanto gli adolescenti “in calore” crecsono e si spera diventino uomini e donne consapevoli del mondo che li aspetti e capaci di adattarsi a lui; giovani con dei sogni, dei principi e tanta voglia di fare per migliorarsi… questo obiettivo va al di la’ della semplice conoscenza.
    Per quanto riguarda lo stupore dei giovani verso le cose pratiche ritengo che la colpa sia di una scuola di base che ha perso la voglia della scioperta e del metodo deduttivo a favore di quello induttivo; e soprattutto dei genitori che favoriscono il mondo virtuale tralasciando quello manuale….
    in bocca al lupo a tutte le mamme di adolescenti

  3. Francesca scrive:

    Siamo incappati in questo articolo per caso… genitori da liceo, nonni da liceo,,, ci viene il dubbio che forse ci può essere qualcos’altro per nostro figlio e proprio questo istituto ci ha incuriosito.
    Sono passati 5 anni… Come è andata a finire? Grazie, Francesca

Lascia un commento